LETTERA da un carissimo COLLEGA e AMICO

Cara Natalina,

Mi sono sentito bene fin dal primo corso di lingua italiana.  Ci ho portato null’altro che me stesso, la mia persona, la mia apertura al rapporto personale con lo studente. Allora ho incontrato persone sincere con me e con se stesse, aperte alla lingua italiana, persone che avrebbero usato la lingua italiana nel corso degli studi futuri. Ho ancora tanta nostalgia di quell’ambiente studentesco! Di rivedere in quei volti la voglia di apprendere, di imparare, di voler approfondire per aprirsi nel modo migliore all’esercizio della futura professione. Durante il mio lavoro di docente ho sempre cercato di prendere le mosse dal dialogo: da quanto potevo udire, pesare, valutare, nell’intento di scegliere la migliore strada da seguire, ben sapendo che “padroneggiare” la lingua italiana (a livello universitario, settoriale ecc.) non è cosa da poco; il testo in uso mi serviva per arricchire il lessico, certe costruzioni, la sintassi, cercando spesso di aiutare gli studenti ad individuarne il contesto. Poter parlare con lo studente e avvertire che non provava difficoltà espressive ed espositive era per me una forte soddisfazione (non soltanto professionale). In alcuni studenti ho avvertito doti di acuta intelligenza, di capacità mnemoniche sorprendenti, di conoscenze grammaticali valide. E ora, tutto questo mi manca!
Ti ringrazio per l’aiuto, l’appoggio e il sostegno che mi hai dato. Auguro a te, agli Albanesi, all’Albania, a questo bel Paese, a questi giovani – che vogliono un migliore avvenire e l’università offre loro la possibilità, – di cuore ogni bene.

Renzo

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